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INTERVISTA - Modena City Ramblers
Ciao ragazzi e ben tornati sulle pagine di The Ship Magazine. Dall’ultima volta sono passati due anni e molte cose sono cambiate. Alla luce di abbandoni e nuovi innesti, chi sono i Modena City Ramblers oggi? Cosa ha portato a questa nuova formazione? Ciao e grazie a voi di volerci intervistare! Conseguentemente all’uscita di Betty e Kaba dal gruppo abbiamo deciso di continuare con il solo Dudu come voce solista. Ci siamo subito “imbarcati” nel tour che festeggiava i quindici anni del nostro primo disco, accogliendo in pianta stabile nella formazione Luca Serio Bertolini alla chitarra. Luca è un amico e nostro collaboratore in qualità di backliner (tecnico degli strumenti) da vari anni, e aveva già sostituito Kaba alla chitarra in un paio di concerti. Il suo ingresso quindi è stato del tutto naturale. Mi piace ricordare che è anche un cantautore, ed ha pubblicato a suo nome due ottimi cd. Un suo brano, “Madre”, dedicato alle donne vittime della repressione del regime iraniano, ha superato le centomila visite su youtube! Insieme a Luca, un gradito ritorno nella formazione: Luciano Gaetani, fondatore della band, al banjo e al bouzouki. Nel suo caso non si può parlare di un vero e proprio ingresso, diciamo che da quando, nel ’96, scelse di lasciare come membro in pianta stabile i Ramblers, Luciano ha sempre continuato a frequentarci e a collaborare con noi, sia su disco che dal vivo. Speriamo ora non ci lasci di nuovo, anche se il suo lavoro “ufficiale” di psicologo non può certo convivere facilmente con gli impegni di gruppo... Come si trova Davide Morandi ad essere l’unica voce dei Ramblers dopo l’abbandono di Betty Vezzani? Alcuni pezzi dal vivo hanno risentito di questo cambiamento? Magari qualche brano è uscito dalla scaletta? Siamo tornati ad essere un gruppo totalmente “maschile”. Ovviamente, la vocalità di Betty, e la sua sensibilità, ci regalavano possibilità che difficilmente potremo ripercorrere con questa line-up. E’ un peccato, perché si è conclusa, almeno a mio avviso, l’esperienza intrapresa con le nostre scelte fatte all’indomani dell’uscita di Cisco dai Ramblers. Qualche brano che cantava Betty è uscito di scaletta, qualcun altro ora viene interpretato in maniera diversa. “Ebano” è tornata a essere cantata da un uomo, come ai tempi di Cisco, io canto “Western Union”. Del resto, Dudu, oltre a essere un ottimo cantante, maturato peraltro tantissimo dai suoi esordi, ha una carica e un dinamismo che, specie dal vivo, ci permettono di investire su quelle che, fin dagli inizi, sono le peculiarità classiche della nostra band. E’ passato poco più di un anno dall’uscita del vostro ultimo lavoro, Onda libera. Cosa ha rappresentato per MCR questo disco, quale impatto ha avuto sui fan e cosa rimarrà di questo disco. Stiamo proprio in questi giorni facendo gli ultimi concerti di un tour, partito all’indomani della conclusione di quello celebrativo dei quindici anni di “Riportando tutto a casa”, che, sotto molti punti di vista, ha costituito una sorta di “coda” del tour di “Onda Libera” dello scorso anno. Per noi il disco, legato intimamente all’esperienza della carovana musicale fatta la scorsa primavera 2009 con Libera, resta un importantissimo capitolo non solo discografico nella storia dei Ramblers, soprattutto a livello di crescita di consapevolezza nel riguardo del nostro sentirci “musicisti militanti”. Credo che abbia avuto un buon impatto presso il nostro pubblico, al di là delle copie vendute, che comunque, in un’epoca come quella attuale di crisi del mercato, non sono state poche. Di questo disco rimarranno senza dubbio le canzoni. Alcune delle quali penso siano già nei cuori dei fans! Nel 2009 avete intrapreso un tour celebrativo dei disco Riportando tutta a casa del 1994. Dove è nato questo progetto e quale il suo significato in questo preciso momento dei MCR? Il tour è partito nell’Ottobre 2009, proprio in coincidenza dei quindici anni dalla pubblicazione del nostro primo disco (la versione major, le prime copie per l’indipendente Helter Skelter furono pubblicate prima dell’estate, poi firmammo il contratto con la PolyGram e ripubblicammo il disco con l’aggiunta de “Il bicchiere dell’addio”). L’idea è nata proprio all’indomani degli abbandoni di Betty e Kaba. Pensammo che la coincidenza con questi quindici anni poteva essere una “scusa perfetta” per rimetterci subito “in strada” e testare la nuova formazione attorno a quelle che erano, per le canzoni e per i suoni, le nostre basi fondanti. Questo tour ci ha permesso di riconfrontarci col nostro passato e capire dove volevamo andare, cosa che, credo, emergerà nel nostro prossimo disco, su cui lavoreremo dal novembre prossimo. In concerto avete riproposto anche la versione originale di Contessa. Un cambio di rotta o chi spingeva per la soluzione “pacifista” ha abbandonato il progetto? I fan che continuavano a richiedere la versione originale hanno influito sulla scelta? Nel tour dei quindici anni di “Riportando tutto a casa” abbiamo eseguito fedelmente la scaletta dei concerti dell’epoca. Naturalmente, c’era anche Contessa. Si è riflettuto a lungo sul da farsi, se tornare cioè ad eseguirla dal vivo. Alla fine è prevalsa l’idea che fosse, nel contesto di quella scaletta “storica”, necessario e doveroso proporla. Col suo testo originale, i nostri cambiamenti in alcune parole, non apprezzati dall’autore (Paolo Pietrangeli), non li riproporremo mai più, per rispetto nei suoi confronti e nel suo de facto rivendicare per il brano un’identità, appunto, più di canzone d’autore che folk. La reazione del pubblico ci ha sorpreso, soprattutto dei più giovani: rispetto a qualche anno fa, dove spesso dal vivo la canzone veniva accolta dai più con incitamenti alla lotta armata e rimandi per noi piuttosto sconfortanti (soprattutto per la leggerezza e l’ignoranza che, magari per nostri “limiti”, ravvedevamo in quelle gesta) alle BR e compagnia bella, oggi il pubblico la “vive” in un modo diverso, sicuramente non solo accettabile ma condivisibile. E’ difficile a spiegarsi, ma quando sei sul palco davanti a migliaia di persone riesci a percepire se c’è nel pubblico un atteggiamento più di violenza fine a se stessa o di sana, ancorché veemente, ribellione. E per noi le due cose sono ben diverse, si ricollegano ai messaggi che, con le canzoni che suoniamo sul palco, noi mandiamo. Non vogliamo essere complici con chi manda i giovani a sfasciare le vetrine e farsi spaccare la testa dai celerini. E del resto, e questo l’abbiamo sempre detto, non è certo lo spirito né del ’68 né della stessa “Contessa”. Giusto perché è bello talvolta contraddirsi, ma in funzione di quello che ho detto mica tanto, l’abbiamo poi tenuta anche per il tour estivo, che è stato per molti aspetti una fusione delle scalette del tour celebrativo e di quello originale di “Onda Libera” dello scorso anno. Visto la celebrazione di Riportando tutto a casa, possiamo attenderci un nuovo tour nei club e teatri in forma molto più intima? Lo spettacolo teatrale su cui lavoriamo da molto, complice una situazione di grande crisi, ci dicono, del settore teatrale, non riuscirà a partire con una vera e propria tournée nemmeno questa stagione. Del resto, i Ramblers devono ancora dimostrare tutto in questo ambito espressivo, quindi non possiamo certo lamentarci se siamo poco considerati. A novembre però, dal 18 al 20, lo presenteremo a Bologna al teatro Testoni. Saranno le sole tre date della stagione e speriamo possano servire come “biglietto di presentazione” per future repliche. In queste occasioni, appunto, ci saranno esecuzioni di nostri brani in una veste più “intima”, più confacente al contesto. Il progetto immediato è invece quello di un nuovo disco, che vorremmo pubblicare entro la prossima primavera e da quello ripartire con i concerti dal vivo. E sarà un disco nello stile classico dei Ramblers, senza ombra di dubbio... Cisco ha lasciato i MCR da qualche anno. Però sembra rimanere sempre legato al progetto, pur seguendo le sue cose. Cosa pensate dell’ultimo tour celebrativo che ha sostenuto insieme agli altri due ex-ramblers, Rubbiani e Cottica? Ci potrà mai essere una reunion della formazione storica? Credo che il comune passato, il percorso artistico e gli orizzonti condivisi, abbiano un peso tale da rendere difficile, sempre ammesso ne si abbia l’intenzione, tenere tutto ciò “fuori dalla porta”. Non ho assistito ad alcuna esibizione fatta in trio da Cisco, Giovanni e Alberto, quindi non saprei risponderti... Credo però che ci sia spazio per tutti, non condivido chi vede i Ramblers attuali “in concorrenza” con chi da ex continua a fare musica. Non è nello spirito “Rambler”! Per la reunion, se intendi un ritorno nella line-up della formazione storica non credo, per un concerto o un progetto particolare chissà, mi divertirebbe molto l’idea! Quali sono i progetto futuri dei Modena City Ramblers? Ti ho già risposto: nell’immediato, lavoreremo al nuovo disco e presenteremo a Bologna lo spettacolo teatrale che abbiamo ormai pronto da più di un anno! Ringraziandovi per la vostra disponibilità, vi ringraziamo e vi lasciamo queste ultime righe per lasciare un messaggio ai vostri fan. Grazie a Voi per l’interesse e le domande e a chi ci ha letto per la pazienza e, ancora, l’interesse! E volentieri saluto tutti i nostri fans, ringraziandoli per il calore e la passione che a migliaia e migliaia ci hanno riservato anche a questo giro di concerti! |
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