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RECENSIONE - Marcello Parrilli - Elogio alla diversitą

 


Originalità….questa è la prima considerazione che mi viene in mente appena spingo il pulsante “play” del mio stereo e nell’esatto istante in cui le note di “Gli spazi infiniti di Amleto” (prima traccia dell’album “Elogio alla diversità” di Marcello Parrilli ) entrano, senza far rumore, nelle mie orecchie. Un suono caldo, avvolgente, sapientemente custodito all’interno di un pentagramma. I suoni rappresentano una chiave di lettura indispensabile per conoscere questo lavoro. Si assume una posizione errante, rispetto al pensiero secondo il quale nelle produzioni dei cantautori, la componente strumentale e sonora debba essere, per forza di cose, un contorno con il quale ornare i brani. L’album in questione è la dimostrazione che il concetto sia totalmente sbagliato. Dietro questo lavoro, esiste un’azione compositiva davvero raffinata,fatta di arrangiamenti di qualità e sofisticatezze, create in studio, che hanno contribuito ,ed esaltato, ad ampliare un’armonia già presente in ogni angolo della produzione. Penso alle chitarre acustiche in “Il vagabondo” semplici ma piene di attenzioni per le strofe, quasi come a volerle cullare attraverso la loro melodia materna. Impossibile non menzionare il pianoforte presente nel “Il volo”, un viaggio attraverso una melodica strada sonora, breve ma intenso, nel quale le parole non trovano spazio. Esiste una commistione di elementi sonori che ,a tratti, strizzano l’occhio al sound “classico” del cantautore, e , a volte, sperimentano soluzioni più “aggressive” e “coraggiose”.


Fantastico il lavoro svolto dalla penna dell’artista. Il titolo è un vero e proprio biglietto da visita,infatti con la frase “Elogio alla diversità” non si fa altro che creare una linea di separazione tra il pensiero dell’artista con quello di alcuni elementi della società( che rappresentano il potere). Da qui lo scontro di idee e la consapevolezza di un confronto, con queste persone, che sul campo non avverrà mai e che ,quindi, verrà confinato all’interno dell’utopia più pura. Mi trovo affascinato e al contempo,felicemente, disarmato nel dover giudicare lo sforzo,notevole,apportato rispetto le tematiche sociali trattate. Vi è tutto ciò che ogni individuo vorrebbe ascoltare, e far suo, dentro le canzoni che ci vengono presentate, ma la cosa che impressiona è la capacità con la quale i temi vengono trattati. L’utilizzo della linguistica è da definirsi d’autore,risponde, in tutti i suoi punti, ad uno stile intelligente e riflessivo di cui il nostro Paese attualmente soffre una considerevole carenza. I contenuti sono trattati con raffinata tecnica e la musica sembra l’argomento che fa da collante tra problemi della società, corruzione, rimpianti,sogni e soprattutto speranza…..tra le frasi traspare il desiderio di speranza, annebbiata dalla rabbia onnipresente tra i brani. C’è spazio anche per l’amore, in “Piccolo amore” assistiamo ad un testo che si scopre molto delicatamente, senza scadere in una banalità dietro l’angolo. Anche qui il sapore della speranza è percepibile, stavolta in dosi massicce e ,ascoltando il brano, si capisce che le luci di questo spettacolo sonoro, stanno per


spegnersi. Infatti, in “Notte di San Lorenzo” vi sono i “titoli di coda” che hanno il compito, attraverso una discreta chitarra, di prenderci per mano e accompagnarci alla fine di questo cammino che è capace di lasciare il segno attraverso svariate sfumature. Non mi sento di aggiungere altro, a volte, i lavori cosi interessanti e ricchi di qualità non hanno alcun bisogno di eccessive presentazioni, il perché???...il motivo risiede nella capacità di riflettere di una fantastica luce propria, in grado di illuminare qualsiasi sfaccettatura della propria anima.


 


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ANNO: 2012 


ETICHETTA: Soundrecords 1985 


VOTO 85\100



SICHETTI ROBERTO  




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